Al via la quarta edizione del Bando per la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità.
Il Bando è rivolto alle organizzazioni del Terzo Settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna
e Sicilia le quali possono presentare proposte di valorizzazione di beni confiscati già assegnati,
prevedendo l’avvio di nuove attività di economia sociale. I progetti dovranno rendere il bene confiscato
un “patrimonio collettivo”, occasione di sviluppo sociale ed economico del territorio, coinvolgendo
attivamente la comunità locale.
– è possibile costruire percorsi di coesione e inclusione sociale, iniziative di economia civile, capaci di
generare una ritrovata fiducia nel territorio e alternative credibili alle econome e alle logiche criminali”.
Fondazione Peppino Vismara. La risposta al fenomeno mafioso proposta dal mondo non profit
attraverso l’uso dei beni confiscati per la crescita della comunità, è insieme una risposta di economia
civile e di rinascita culturale che rappresenta un investimento di grande qualità per il riscatto delle
comunità locali”.
In Italia su più di 30 mila beni immobili confiscati, oltre 15 mila sono “destinati”, ovvero già assegnati
dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC)
agli enti locali. L’82% è localizzato nelle regioni meridionali. Anche per le dimensioni che il fenomeno sta
via via assumendo (solo nel 2018 sono stati destinati oltre 1.700 immobili nelle regioni del Sud), i beni
confiscati possono costituire una grande opportunità per il consolidamento e lo sviluppo di iniziative di
imprenditorialità sociale, su cui costruire modelli socio-economici alternativi e liberi dalle mafie.
La destinazione dei beni confiscati a usi sociali e di pubblica utilità può, e deve, riuscire a produrre effetti
importanti sui territori del Mezzogiorno: dalla creazione di lavoro e occupazione, alla riaffermazione del
valore etico e civico derivante dalla riappropriazione da parte delle comunità di ciò che le è stato
sottratto con la violenza, dal contrasto al disagio sociale e all’emarginazione, al sostegno di minori,
famiglie svantaggiate, anziani e tossicodipendenti. I beni confiscati possono, inoltre, contribuire
all’integrazione della popolazione immigrata, che, spesso, in aree a forte infiltrazione mafiosa, è vittima
del caporalato delle mafie locali.
Con le prime tre edizioni del Bando – 2010, 2013 e 2016, si sono sostenuti 39 progetti con circa 14 milioni
di euro.
Il Bando è aperto a partnership composte da tre o più organizzazioni, almeno due delle quali
appartenenti al mondo del Terzo Settore. Nei progetti potranno essere coinvolti, inoltre, il mondo
economico, quello delle istituzioni, delle università e della ricerca. I partenariati dovranno dimostrare
l’effettiva disponibilità del bene confiscato per almeno 10 anni dalla data di scadenza del bando.
Il Bando, prevede la presentazione delle proposte esclusivamente online tramite la piattaforma Chàiros.
Saranno valutate positivamente le proposte che prevedano, tra le altre azioni: un’efficace strategia di
promozione e di sostegno della legalità nei territori; il coinvolgimento attivo della comunità locale, con
l’obiettivo di sviluppare un senso di riappropriazione comunitario del bene; la sostenibilità nel tempo
degli interventi, in termini di capacità di generare o raccogliere risorse per garantire la continuità delle
azioni proposte.
Fonte: Fondazione con il Sud
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